Foied uino pipafo, cra carefo

 

Dioniso e Arianna, tondo di una kylix, arte falisca, IV secolo a.C, da Civita Castellana, Museo di Villa Giulia, Roma.

Sul tondo della kylix sono disegnati Bacco e Arianna, nudi. Bacco è dietro di lei (ha il tirso nella mano sinistra). Si avvicina a lei, sta per abbracciarla, con delicatezza, e cerca le sue labbra. Arianna, bellissima, molle e trasognata, non lo fa attendere, s’inarca e porge all’amante la sua bocca. Sulla sinistra (per chi guarda) è raffigurata una civetta, l’uccello del malaugurio: è lì per ricordare ai due amanti e a tutti noi, che, purtroppo, la vita è breve. Tutt’attorno alla scena vi è scritto, da destra a sinistra, in lingua falisca: foied uino pipafo, cra carefo; in latino, lingua dello stesso ceppo del falisco, suonerebbe così: hodie uinum bibam, cras carebo, che in italiano si traduce: “Voglio berlo adesso, il vino, perché domani (cioè “quando non ci sarò più”) dovrò farne a meno”. Il concetto è lo stesso del “carpe diem” di Orazio, lo stesso che più tardi riprenderà Lorenzo il Magnifico. Solo che l’anonimo pittore (e poeta) falisco, l’aveva detto alcuni secoli prima dell’uno e circa duemila anni prima dell’altro!

 

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