L’educazione nel tiaso saffico

da J. BALDARO VERDE, V. MANZINI, L’omosessualità femminile come “rito d’iniziazione sessuale”, Rivista di Scienze Sessuologiche 9 (1996).

Associazioni di ragazze e di donne si trovavano in Grecia sin dal VII sec. a.C. e fra queste il circolo di Saffo è indubbiamente il più famoso, noto come θίασος (Merkelbach, 1957). L’opinione oggi più attendibile fra gli studiosi è che Saffo sia stata a capo di una comunità di giovani donne (Calame 1977), in cui alle ragazze si impartivano lezioni di grazia e di eleganza. Le partecipanti vi accedevano prima del matrimonio, compiendovi un periodo di istruzione e di preparazione, che terminava in occasione delle nozze, con la conseguente separazione dal gruppo. La formazione prevedeva l’apprendimento dei lavori femminili, di una buona educazione, della musica e un’iniziazione al sesso. Dallo stato «selvaggio» dell’adolescenza (proprio di Artemide), dea che proteggeva le παρθένοι, le ragazze passavano allo status di donne ispiratrici d’amore, sviluppando la sensualità e la sessualità, secondo il modello di Afrodite (Privitera 1974).

Attis, una delle tre compagne più care a Saffo, prima di entrare nel tiaso, era una ragazza molto giovane e sgraziata (ἄχαρις, in questo contesto, “senza grazia”, è utilizzato per designare una fanciulla non ancora pronta per il matrimonio). La χάρις (nella traduzione dal greco “grazia” – da cui l’italiano: carisma, eucarestia – ma anche “fascino”, “bellezza”) era, infatti, la caratteristica indispensabile per una bella donna, che intendesse sposarsi. Dopo il soggiorno nel tiaso, la bella Attis, che Saffo descrive di ritorno in Lidia, brilla tra le donne del suo paese come la Luna in mezzo alle stelle (F 96 Voigt), grazie all’educazione ricevuta a Lesbo. Dunque, il contenuto dell’educazione dispensata da Saffo, nella sua scuola, tendeva alla preparazione al matrimonio di giovani allieve. Del resto, i rapporti dell’attività della poetessa con l’istituzione del matrimonio, sono confermati dai numerosi frammenti di epitalami.

Saffo, come testimoniano i frammenti, appare sempre al centro di un gruppo di fanciulle che vanno e vengono continuamente. Non dobbiamo credere che il tiaso saffico fosse un caso unico: nel mondo ellenico esistevano altre associazioni di ragazze e donne adulte, e in tutte sono ampiamente documentate delle relazioni omoerotiche tra le partecipanti. La poesia di Saffo scaturisce spontanea dalle passioni amorose vissute all’interno del raffinato sodalizio femminile da lei diretto: la componente erotica dei versi della poetessa si mostra con sincero ardore. Benché una critica moralista lo abbia spesso negato, l’esistenza di passioni omosessuali, tra le componenti del tiaso, è innegabile.

Imerio, autore del IV sec. d.C., leggeva nei carmi di Saffo di un rituale iniziatico officiato all’interno della comunità (Him. Or. 9, 4): dopo gli agoni poetici, Saffo entrava nel talamo, faceva preparare il letto nuziale, faceva entrare le ragazze nel νυμφεῖον, conduceva sul carro le immagini delle Cariti, di Afrodite e degli Amorini e formava con esse una processione per la fiaccola nuziale. Il cerimoniale riportato da Imerio costituiva un preciso momento dell’attività cultuale del tiaso. È assai probabile che nelle comunità femminili di Lesbo si celebrassero delle unioni ufficiali tra le ragazze, una sorta di rapporti matrimoniali, come mostra in Saffo l’impiego del termine γάμος: si tratta di una parola specifica che designava il concreto vincolo tra sposi (letteralmente γάμος indicava colui o colei che si trovava sotto il medesimo «giogo»). È noto che Saffo avesse due rivali, Andromeda e Gorgò: un frammento di commentario su papiro rivela che tra Gorgò e le sue compagne esistevano regole di ordine comunitario analoghe a quelle del tiaso saffico; un frammento informa che Pleistodice insieme con Gongila era «moglie» di Gorgò: ciò significa che la direttrice del tiaso rivale poteva contemporaneamente «far coppia» con due ragazze.

D’altra parte, l’omosessualità femminile non era un costume amoroso esclusivo delle donne di Lesbo. In realtà, definire il legame omoerotico come “lesbico” è frutto di una deformazione semantica. Nell’antichità, infatti, la fama delle donne di Lesbo era legata alla pratica amorosa del fellare, in greco λεσβιάζειν, che i poeti comici (Aristofane in primis, cfr. Aristoph. Eccl. 920) testimoniano essere assai antica e rinomata, ed escogitata appunto dalla ragazze dell’isola. Dunque, Λεσβία aveva nella seconda metà del V secolo a.C., ma anche in precedenza, la connotazione di fellatrix – ben diversa dal significato odierno di “lesbica”. Questa accezione, piuttosto, era espressa dal sostantivo τριβάς, dal verbo τρίβειν (“strofinarsi”), come spiegò l’erudito bizantino Aretas (secoli IX-X).

Pittore Eufronio. Scena simposiale con due etere. Psykter attico a figure rosse, VI sec. a.C. Sankt-Peterburg, Hermitage Museum.
Pittore Eufronio. Scena simposiale con due etere. Psykter attico a figure rosse, VI sec. a.C. Sankt-Peterburg, Hermitage Museum.

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